Di vecchi amici che tornano e di tempo che passa / HUGO PRATT E CORTO MALTESE. 50 ANNI DI VIAGGIO NEL MITO

BIBLIOTEQUE

Di vecchi amici che tornano e di tempo che passa.

Mostra Hugo Pratt e Corto Maltese. 50 anni di viaggi nel mito.

(Palazzo Pepoli, Bologna, Novembre 2016 – Marzo 2017)


Il a fait des voyages 

foudroyé, foudroyés par un mirage 

il est séduit, il a choisi: 

les tam-tam du paradis

Paolo Conte 

“Sembra sia sparito durante la guerra di Spagna” ci informa Hugo Pratt per bocca di Cush, il guerriero dancalo, di fronte ad un fuoco nella Gola di Keru, in una notte africana del ‘41 ( o più precisamente nel n. 2 de Gli Scorpioni del deserto, 1975).

“Sembra”, dice il vecchio amico di Corto, poiché – in riferimento alla sparpagliata vicenda di uno come Corto Maltese – nessun’altra parola si predispone meglio a commentarne il mistero della fine come quella che ne sfuma i contorni. 

Comunque sia andata, a rievocarne la figura è oggi una contingenza di un certo peso: i cinquant’anni dalla prima apparizione dell’anomalo marinaio di ventura (utopista nostalgico alle porte dei feroci anni ’70) sulle pagine del n.1 di Sgt. Kirk del 1967. 

Cinquant’anni da quel periodo particolare della storia culturale del nostro Paese – e non solo – in cui si è cominciato a pensare ai fumetti come qualcosa di più di uno strano oggetto non meglio identificato, ma come un medium che potesse avere una propria dignità e un valore specifico, in un processo evolutivo che ha visto mutare le teorie e i nomi, i temi e gli stili, dallo status di semplice passatempo per ragazzi a quello ben più nobilitante di letteratura disegnata, termine, peraltro, proprio di matrice prattiana.

La mostra che celebra Corto e il suo autore, Hugo Pratt e Corto Maltese – Cinquant’anni di viaggi nel mito, riunisce e ripropone le tavole originali, gli acquerelli e le chine, i volumi di Asso di Picche (il giustiziere mascherato scritto da Faustinelli e Ongaro, disegnato da Pratt), così come gli originali delle tante altre storie del “Maestro di Malamocco”, le quali si susseguono nello splendido Palazzo Pepoli, tratteggiando il percorso di questo processo, di pari passo con l’avvicendarsi delle peripezie di Corto. Esse si sommano e si confondono con quelle di Pratt, in perenne movimento, da Venezia all’Etiopia, da Buenos Aires all’Irlanda, e in ogni altrove. 

Emerge ancora più chiaramente come Pratt abbia rivisto e corretto una mistica della distanza, una propensione a fare del viaggio e della rinuncia a un punto stanziale una prospettiva esistenziale. Il che significa viaggiare anche immobili con una storia tra le mani, sulle possibili traiettorie dell’immaginazione. 

A chiudere il percorso, lo spettacolo delle 164 tavole originali de Una ballata del mare salato, prima storia di Corto Maltese, esposte una accanto all’altra, in un mosaico d’eccezione capace di restituire in un solo sguardo il senso complessivo di un’opera che ha concretizzato un “prima” e avviato un “dopo”.

Corto Maltese sembra non invecchiare di un giorno, come se l’elisir d’eterna giovinezza che lo vediamo bere in una delle sue storie possa aver effettivamente funzionato. Dalla sua prima pubblicazione alla sua ultima storia (Mu, 1992) il tratto si riduce all’essenziale, le parole si rarefanno, Corto ringiovanisce, il disegno è più evocato che tracciato. Alla fine, ciò che rimane è un sentimento particolare capace di farsi non motore ma lente, che sottrae l’inessenziale dal segno, che nega la tirannia della pagina bianca e, nonostante tutto, la rievoca. Un sentimento che ha a che fare con l’urgenza di una preghiera inventata per l’occasione, con una strofa mandata a memoria, o con il ricordo di un poeta che intasa i pensieri, con la necessità di una domanda di cui sappiamo già la risposta, con la letteratura, con il sogno intercambiabile con la realtà, con la poetica delle attese e, infine, con quel romanticismo riveduto, alla luce di una dolce disillusione. Si può essere disillusi e ancora romantici? si domanda Corto. Si deve, suggerisce Pratt.  

Cinquant’anni, dunque, e Corto Maltese, ovunque sia finito, sembra indicarci tuttora quel luogo che abbiamo solo intravisto e che stentiamo a trovare, là dove si incontrano, al netto di ogni parola, i vecchi amici, “le ragioni segrete,  gli appuntamenti mancati e gli amori infiniti”. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...